Storia

Nel dicembre del 1970 alcuni giovani cittadini di Sant’Ilario d’Enza e Calerno, due piccoli centri in provincia di Reggio Emilia al confine con Parma, si uniscono per dar vita ad un’unica realtà associativa: il Gruppo Archeologico Santilariese.
Gli anni ’70 assistono ad un’intensa attività culturale che abbraccia diverse discipline: il cinema, la pittura, la fotografia, la musica, la letteratura. Il questo clima ricco d’iniziative e di discussioni appassionate, il piccolo gruppo di giovani indirizza i propri interessi verso l’archeologia. I loro ritrovamenti aumentano di numero e di importanza e occorre un posto sicuro in cui custodirli. Pietro Grossi, assieme a Silvio Chierici, poi divenuto il presidente del Gruppo Archeologico, chiedono e ottengono dalla Giunta l’uso dello scantinato del Palazzo Comunale. Nel tempo il piccolo gruppo si afferma e si allarga fino a giungere, negli anni 
2006 e 2007, alla fusione con i gruppi Archeologici di Montecchio Emilia e di Sorbolo Mezzani (PR).

È nato così il GRUPPO STORICO ARCHEOLOGICO DELLA VAL D’ENZA.

In tutti questi anni di vita del Gruppo Archeologico, la collaborazione tra l’associazione ed il Comune di Sant’Ilario d’Enza è stata presente. Uno degli esempi più significativi è l’individuazione, da parte dell’Amministrazione comunale, di uno spazio all’interno del Centro Culturale Mavarta per la sede dell’associazione. Il Centro, luogo di attività culturali, è dedicato a Mavarta, giovane donna vissuta tra il V e il IV secolo d.C., la cui lapide fu scoperta da don Gaetano Chierici nel 1880
vicino alla chiesa parrocchiale di Sant’Ilario.

La stele di Mavarta

“M/B IN HOC LOCO / REQUIESCET / IN PACE FIDELIS / MAVARTA QUE VIXIT / ANNUS XXVI / RECESSIT IN PACE FIDELIS / SVB DIE KALENDASIVLIAS /
BOETIO CONSULE.”

“Alla buona memoria. In questo luogo riposa nella pace dei fedeli Mavarta che visse ventisei anni, trapassò nella pace dei fedeli (morì) nel giorno delle Calende di Luglio sotto il consolato di Boezio.”

Gaetano Chierici (1819- 1886)

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